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Pace fiscale sì, ma attenzione alle tasse “prescritte”

da “Il Giornale delle PMI” del 13/09/2018 – La prossima Legge di bilancio 2019 (cd. Finanziaria) sarà sicuramente uno dei temi caldi di questo autunno.

Tra le novità fiscali che potrebbero essere contenute nella nuova legge Finanziaria, quella che interessa maggiormente i cittadini e le imprese è sicuramente il probabile provvedimento di “Pace Fiscale”, ossia la manovra che consentirebbe a molti contribuenti di estinguere i propri debiti fiscali e contributivi in maniera agevolata.

Vista l’importanza dell’argomento, abbiamo chiesto all’Avv. Matteo Sances (nella foto sopra, ndr) – avvocato tributarista patrocinante in Cassazione e Direttore scientifico del “Centro Studi Giuridici Sances” – un suo parere a riguardo.

Avvocato, questa Pace Fiscale sarà conveniente per i contribuenti?

Innanzitutto è opportuna una premessa: tutti i tributi, se dovuti, devono essere pagati.

Tuttavia non ci si può nascondere e risulta altrettanto doveroso rilevare come quest’ultimo decennio non solo in Italia ma anche a livello globale sia stato caratterizzato da una grave crisi economica. Alla luce di ciò, è assai frequente che molti contribuenti non siano riusciti a far fronte al pagamento di tutti i tributi o contributi.

In questo caso, il debito del contribuente tenderà ad aumentare in quanto quest’ultimo sarà costretto a corrispondere, oltre alla sorte capitale iniziale, anche gli interessi e le sanzioni.

Ebbene, in questo scenario, l’eventuale approvazione della c.d. “Pace Fiscale” porterebbe benefici sia per le casse dello Stato che per i contribuenti. Ovviamente la “Pace Fiscale” costituisce un vantaggio per i contribuenti solo nel caso in cui le somme “rottamate” siano effettivamente dovute al Fisco e agli Enti previdenziali o assistenziali (ad esempio Inps o Inail).

Mi spiego meglio.

In un recente intervento alla Camera, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha affermato “i crediti che i diversi enti hanno affidato dal 2000 al 2017, prima a Equitalia e poi all’agenzia delle entrate-Riscossione (subentrata il 1° luglio 2017), è pari a 871 miliardi di euro…. Tuttavia, eliminando gli importi difficilmente recuperabili per varie ragioni, resterebbero solo 84,2 miliardi realmente recuperabili. Importo che scende ulteriormente a 50 miliardi secondo quanto dichiarato il 25 luglio scorso dal ministro dell’Economia rispondendo a un’interrogazione parlamentare” (dati forniti da ilSole24ore del 14/08/2018).

In altre parole, nonostante lo Stato vanti nei confronti dei contribuenti (sia cittadini che imprese) un presunto credito pari a 871 miliardi di euro, stando ai dati forniti dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, solamente 50 miliardi di euro sarebbero realmente dovuti e/o riscuotibili (in pratica poco meno del 6%).

Pertanto, dati alla mano, si può affermare che i contribuenti potrebbero subire addirittura un danno dall’adesione alla Pace Fiscale, in quanto gli stessi potrebbero finire col pagare debiti in realtà non dovuti. È importante, quindi, che tutti i contribuenti, prima di aderire a tali agevolazioni, si informino attentamente in merito alla loro situazione debitoria, al fine di comprendere se i debiti presenti sono realmente dovuti.

Potrebbe chiarire meglio cosa intende con debiti non dovuti?

È possibile che i debiti del contribuente non siano dovuti in parte perché ad esempio il calcolo degli interessi e delle sanzioni applicate dal concessionario della riscossione (ex Equitalia ora Agenzia Entrate riscossione) siano errati oppure addirittura prescritti. A tal proposito, segnalo alcune recenti sentenze della Corte di Cassazione:

  • i contributi previdenziali e assistenziali (I.N.P.S. ed I.N.A.I.L.) si prescrivono nel termine di 5 anni (sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione con n.23397 del 25/10/2016 liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – Sez. Documenti);
  • gli interessi applicati sulle sanzioni tributarie sono illegittimi (ordinanza n.16533 del 22 giugno 2018 della Suprema Corte di Cassazione liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – Sez. Documenti).

Quando i contributi INPS si possono ritenere prescritti?

I contributi Inps e Inail sono soggetti a prescrizione quinquennale. Anche in caso di notifica della cartella di pagamento da parte del concessionario della riscossione (ex Equitalia ora Agenzia delle Entrate riscossione).

Ciò è quanto sancito da una sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite (cfr. Cass. n.23397/2016 del 17.11.2016). Ma non solo.

Nella medesima sentenza la Cassazione ha chiarito anche che in caso di pagamento di contributi già prescritti i contribuenti hanno diritto al rimborso.

Sul punto, infatti, i giudici chiariscono come “la legge n.335 del 1995, art. 3, comma 9, non ha fatto altro che ripristinare il tradizionale termine quinquennale con decorrenza 1 gennaio 1996. Tale ultima disposizione ha altresì reiterato, estendendone l’applicabilità a tutte le assicurazioni obbligatorie, il principio… della irrinunciabilità della prescrizione, secondo cui <<non è ammessa la possibilità di effettuare versamenti a regolarizzazione di contributi arretrati, dopo che rispetto ai contributi stessi sia intervenuta la prescrizione>>… Quanto all’impossibilità di effettuare i versamenti dopo il decorso del termine prescrizionale, la nuova norma ha specificato che le contribuzioni di previdenza e assistenza sociale obbligatoria sono soggette a prescrizione e <<non possono essere versate>> dopo il decorso del relativo termine. Pertanto, dopo lo spirare di tale termine, l’Ente di previdenza non solo non può procedere all’azione coattiva rivolta al recupero delle omissioni ma è tenuto a restituire d’ufficio il pagamento del debito prescritto effettuato anche spontaneamente in deroga alla disposizione contenuta nell’art.2940 cc secondo cui: <<Non è ammessa la ripetizione di ciò che è stato spontaneamente pagato in adempimento di un debito prescritto”.

In poche parole, se un contribuente nel 2018 ha pagato contributi INPS o INAIL relativi al 2013 o ad anni precedenti (quindi più vecchi di 5 anni) allora ha diritto a chiedere il rimborso.

Alla luce di tali principi, si invitano tutti i contribuenti a verificare la correttezza del proprio debito nei confronti del Fisco, magari iniziando a richiedere allo sportello del concessionario (ex Equitalia) un prospetto dettagliato di tutti i tributi e contributi a proprio carico.

Ringraziamo l’Avv. Matteo Sances per i chiarimenti forniti, siamo sicuri che i contribuenti ne faranno buon uso.

link: https://www.giornaledellepmi.it/pace-fiscale-si-ma-attenzione-alle-tasse-prescritte/